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martedì 25 febbraio 2014

Come sono usate le risorse nel progetto SPRAR Lunigiana

L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea nel quale la materia dell’asilo non è disciplinata in maniera organica. Questo ha comportato difficoltà in questi anni non solo per i richiedenti asilo e rifugiati, ma anche per gli stessi operatori chiamati ad applicare una normativa lacunosa e talvolta contraddittoria, di fronte a situazioni come quelle dell'Emergenza Nord Africa.  
 Come ARCI continuiamo a chiedere una legge organica in materia di asilo, da inserire nel contesto più ampio della normativa sugli stranieri, e continuiamo a ricordare gli obblighi internazionali assunti dall’Italia in base alla Convenzione di Ginevra e alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
 Da questo punto di vista la creazione della rete Sistema Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati (SPRAR) e la sua crescita nel tempo - pur non costituendo in assenza di un intervento legislativo organico la risoluzione del problema -  è per noi un fatto positivo di gestione di questa tematica, anche a fronte di alternative sicuramente peggiori, quali una più lunga permanenza nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA).

Le risorse investite nei progetti di accoglienza locale del sistema SPRAR, ci tolgono, infatti dalla situazione di emergenza e di spreco di denaro - oltre che spesso di mancata tutela dei diritti - che si verifica in situazioni come quelle del CARA di Mineo (Catania) dove a fronte di 2000 posti disponibili, sono quasi 4.000 gli “ospiti” tra donne, uomini e bambini, in un campo circondato da filo spinato e presidiato da forze dell'ordine ed esercito. Una situazione in cui, tra l'altro, il rapporto con le associazioni, a differenza che nello SPRAR, è inesistente.

I profughi ed i richiedenti asilo, purtroppo, continueranno ad esserci fino a quando ci saranno situazioni di guerra, di violazione dei diritti e di squilibrio nello sviluppo tra Nord e Sud del mondo. Anzi cresceranno. Come ARCI crediamo che sia doveroso che il nostro paese abbia un adeguato sistema di accoglienza e ad esso dedichi risorse economiche e competenze.

Altrettanto doveroso riteniamo in una fase di grande sofferenza sociale, che qualcuno cerca di utilizzare per rompere quella solidarietà che andrebbe invece rafforzata, garantire la massima trasparenza sull'utilizzo delle risorse destinate al progetto SPRAR. Tanto più vista la natura pubblica delle risorse impiegate.
Vogliamo iniziare dal funzionamento dell’amministrazione dei fondi, tema che, in questo momento di grave crisi economica e difficoltà delle famiglie e di molti cittadini, riteniamo particolarmente sensibile.
Il Ministero stanzia 35 euro al giorno per ogni assistito dal programma (Fondo per le politiche ed i servizi dell’asilo) per un totale, qui in Lunigiana, di 558mila e 906 euro per tre anni.
Il finanziamento può essere usato solo per le voci di spesa indicate come ammissibili dal Ministero: le spese in questione sono quelle relative ai servizi, alla gestione e al buon funzionamento del progetto.
Ad esempio:per l’ accoglienza materiale ci sono le spese relative alle abitazioni (affitti, cauzioni, bollette, spese di allestimento degli appartamenti, spese di manutenzione e risistemazione periodica degli alloggi -che devono essere monitorati costantemente ed avere sempre un buon livello di decoro, gestione e vivibilità-,); spese relative al vitto e relative alla persona (effetti personali, scarpe, indumenti etc nota: per le spese relative alla persona dal Servizio Centrale è ammesso in percentuale l’uso di indumenti usati, le cui raccolte vanno quantificate e dichiarate. E' un modo per raggiungere la quota di cofinanziamento che viene imposta dal Ministero come obbligatoria per la presentazione del progetto. Considerata l’alternanza degli ospiti e i cambi di stagione buona parte degli indumenti/scarpe dovrà essere comunque acquistata.  Lo stesso vale per le spese di allestimento degli appartamenti: è ammesso l’uso di mobili usati – se in buono stato e se garantiscono un allestimento decoroso degli alloggi);  spese per i trasporti ordinarie (ogni ospite deve avere garantita la possibilità di muoversi agevolmente sul territorio per cui si dovranno fornire abbonamenti di autobus e treno per gli spostamenti utili, insieme si forniranno mezzi che possano usare per piccoli spostamenti in autonomia, es biciclette) e spostamenti relativi all’iter giudiziario (viaggi alla Questura di Massa, alla Prefettura di Massa; alla Commissione territoriale di Torino, colloqui con i legali a Firenze); spese mediche non ordinarie (non è raro che alcuni ospiti necessitino di visite specialistiche e di un piano terapeutico non coperto dal SSN); corsi di lingua italiana (oltre all’inserimento nei corsi sul territorio verranno attivati corsi interni con insegnanti qualificati che li seguiranno proponendo un progetto di apprendimento personalizzato relativo ai diversi livelli e necessità); costi relativi al personale (operatori, mediatori culturali, insegnanti, operatori legali, personale amministrativo) che è tenuto a garantire il buon funzionamento del progetto e un supporto a 360 gradi degli ospiti; Pocket Money (per le piccole spese personali ad ogni ospite vengono erogati 2,30 euro al giorno); spese per i documenti: sia per permessi temporanei che definitivi: marche da bollo, fototessere, versamenti; carta di viaggo; spese per l’uscita dal progetto: contributi per l’affitto ed interventi per agevolare, nel primo periodo, la sistemazione alloggiativa autonoma.
Gli ospiti, come già specificato, non saranno fissi per i tre anni, ma, se l’iter va a buon fine e c’è una risposta positiva, si avvicenderanno anche ogni sei mesi, per cui alcune delle spese sopra citate vanno moltiplicate.
In ogni caso per avere un quadro di quello che dovrebbe essere il percorso di accoglienza e il lavoro che si richiede agli operatori è forse utile e consigliata una veloce consultazione del Manuale Operativo perl’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza e integrazione perrichiedenti e titolari di protezione internazionale (scaricabile agevolmente su internet)
Riguardo ai passaggi con cui viene regolamentata la gestione del finanziamento possono riassumersi così: ARCI Regione Toscana raccoglierà le fatture di spesa dagli operatori che gestiscono le case nei nostri comuni, le invierà mensilmente in rendicontazione alla SdS Lunigiana, SdS Lunigiana a sua volta le trasmetterà al Servizio Centrale del Ministero che, una volta verificata l'ammissibilità delle spese presentate, erogherà il corrispondente finanziamento alla Società della Salute che a sua volta lo girerà ad ARCI Toscana in qualità di riaccredito per le spese sostenute.
E’ possibile che i riaccrediti (che dovrebbero avere cadenza mensile) non rispettino i tempi stabiliti, nell'eventualità ARCI Toscana, anche tramite un fido con Banca Etica, potrà fare fronte alle spese giornaliere e correnti dei centri.
Ovviamente nel contributo è calcolato l’interesse passivo che ARCI deve riconoscere a Banca Etica.
E’ un po’ complicato, ma verificabile.
Una nota a parte: come possiamo vedere gran parte de finanziamento che arriva dal Ministero e che viene utilizzato per questo importante, civile e solidale progetto, resta sul territorio della Lunigiana e in particolare nei comuni dove sono accolti i richiedenti asilo (cercheremo ad esempio di appoggiarci, per le spese alimentari e non, sui market e negozi locali).
Molti soci dei circoli ARCI e delle associazioni che hanno dato la loro adesione al progetto svolgeranno attività di volontariato per sostenere il progetto, farlo crescere e farlo conoscere ai cittadini permettendo loro di partecipare a una importante e civile esperienza.
Questo lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo a maggior ragione oggi che abbiamo nei nostri comuni una concreta esperienza di accoglienza, solidarietà e di incontro interculturale. 

(documento a cura di ARCI Massa Carrara)

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